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A cura di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors.

È la fede pericolosa quella che ricercheremo con questo blog. E lo faremo esplorando. Perché la fede cristiana è una fede che si interroga, la cui apertura alare abbraccia l’universo e la vita oltre di esso.

Esplora, ricerca, interrogati.

Autore: Cristian Nani

Di Angelo Currò, parte dello staff della base italiana di Porte Aperte/Open Doors

Da poco si è celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno), appuntamento annuale voluto dalle Nazioni Unite per riconoscere la forza, il coraggio e la perseveranza di milioni di persone costrette a fuggire nel mondo a causa di guerre, violenza, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.1

Pochi giorni prima, il 15 giugno, Porte Aperte aveva lanciato un report dal titolo Chiesa profuga: Report 2022 su sfollati interni e rifugiati.2 La questione dei rifugiati e degli sfollati interni diventati tali per questioni connesse alla propria fede cristiana è un argomento di cui ci siamo spesso occupati nella nostra comunicazione. Qualche anno fa venne anche pubblicata una guida di meditazioni giornaliere dal titolo: Vivi come un rifugiato. Da questa guida condividiamo oggi un breve articolo e lasciamo subito la parola a Martin, un giovane diacono che, insieme ad altri cristiani, fuggì dal villaggio di Karamles quando vi entrò l’Isis.

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Pro-Gesù

Di Cristian Nani

Più volte Fratello Andrea, tirato per la giacca affinché si scagliasse contro comunisti o musulmani, disse: “Non siamo contro qualcuno, siamo pro-Gesù”. Non è una facile semplificazione, anzi, contiene una realtà teologica profonda e, certo, semplice, di quella semplicità con cui il Vangelo spesso spiazza le nostre elucubrazioni. Durante una conferenza, una donna si alzò e lo incalzò con questa domanda guadagnandosi gli applausi dei presenti: “Alla fine di questa stessa strada, una chiesa è stata trasformata in moschea: Fratello Andrea, non è questo uno scandalo che richiede una nostra forte reazione?”. Andrea le rispose senza esitare: “Il vero scandalo è che quella chiesa fosse stata venduta perché vuota”.

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Di Angelo Curròparte dello staff della base italiana di Porte Aperte/Open Doors

NELLA FOTO: Fratello Andrea (al centro) incontra la Chiesa in Romania negli anni ’60

Non molto tempo fa ho partecipato a un incontro missionario. L’oratore era l’attuale presidente di un’associazione missionaria rumena. Al netto degli insegnamenti e delle informazioni condivise (tutto molto valido, utile ed interessante), un pensiero su tutti si è fatto strada nella mia mente: potevamo ascoltare e vedere l’impatto e il risultato del sostegno che era stato fornito alla Chiesa rumena durante gli anni della persecuzione.

Nel corso dell’incontro, è stato raccontato il modo in cui parte della Chiesa rumena ha cambiato il proprio approccio alla missione, passando da una visione nazionale ad una internazionale e multiculturale (o cross-culturale)1. Motivo per cui adesso non è difficile incontrare missionari rumeni in giro per il mondo, anche in luoghi molti ostili al Vangelo.

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Di Paul Estabrooks, missionario, autore di vari libri, coordinatore del famoso Progetto Perla (1981, un milione di Bibbie in Cina in una notte), storico collaboratore di Porte Aperte, impegnato in svariati fronti tra cui nello sviluppo dei seminari “Resistere nella tempesta” utili a preparare i cristiani perseguitati alla persecuzione.

«Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno» – Romani 8:28

Il re di una tribù aveva un caro amico, con il quale era cresciuto. L’amico aveva l’abitudine di osservare ogni situazione della propria vita (sia positiva che negativa) e della vita degli altri e commentare: “Questo è un bene!”

Basava la sua affermazione su due passi della scrittura: uno che dice che è la volontà di Dio che noi siamo riconoscenti per OGNI circostanza (1 Tessalonicesi 5:18) e Romani 8:28 che ci assicura che Dio può trasformare in bene ogni situazione (bella o brutta che sia). Il re amava la visione positiva del suo amico e lo portava con sé ovunque andasse.

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Di Cristian Nani

Marta, Marta tu ti affanni e sei agitata per molte cose…”, sono parole famose di Gesù e del suo incontro con Marta e Maria, mentre era ospitato a casa loro (Luca 10). Innumerevoli sermoni vengono fatti su questo splendido passaggio in cui Gesù mette in luce come l’attitudine di Maria, seduta ai piedi del Signore e protesa all’ascolto, fosse quella giusta da seguire, mentre quella di Marta, intenta nelle faccende domestiche, fosse quella da evitare… sermoni spesso seguiti da dei distinguo o da “bilanciamenti” del messaggio finale, poiché certo Gesù lasciava un chiaro messaggio, ma nelle Scritture c’è di più e al contempo, oso aggiungere, ogni pastore è consapevole che, senza l’attivismo delle Marta, la chiesa potrebbe collassare.

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