La Chiesa sta bruciando
Di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte in Italia
Non si può più tacere: la Chiesa sta bruciando in Africa. Letteralmente. A volte con membri chiusi all’interno. C’è chi dice che la Chiesa occidentale, italiana inclusa, non si interessa, è assuefatta, paralizzata di fronte alla violenza anticristiana in Africa.
C’è chi sostiene che la ragione sia che dalle nostre parti la Chiesa non è più capace di accettare il costo del discepolato come parte integrante del cammino del cristiano.
Io rifiuto questa narrazione. Di seguito riporto quanto abbiamo affermato dal pulpito del nostro convegno annuale di maggio scorso, intitolato Alieni residenti.
Sacrificio e provvidenza, sofferenza e gioia, perdono e giustizia, Croce e Grande Mandato, persecuzione e gloria, martirio e resurrezione sono tutte rivelazioni bibliche chiare. E solo a pronunciarle a voce alta sento la necessità di riappropriarci di una sana teologia della sofferenza e della vittoria in Cristo!
Il nostro proposito è essere sale di questa terra, non miele. Non siamo nati per essere un topping sul mondo. La irrilevanza non ci compete, non è roba nostra…
e intimamente lo sentiamo che è così.
“Come l’anima è nel corpo, così nel mondo sono i cristiani” (scriveva secoli fa l’autore della lettera a Diogneto).
Ma certo, siamo in lotta. È naturale sentirci, a volte, smarriti, col caos che ci circonda.
Viviamo una bulimia di informazioni e un’anoressia di principi (diceva il filosofo Paul Ricoeur). Siamo disorientati. Ci sta. Sperimentiamo una sovraeccitazione cerebrale e una narcosi spirituale.
Obesizzati dalle infinite risorse teologiche, puntiamo a diventare “esperti” in ermeneutica delle Scritture, mentre è nell’ermeneutica delle cose e delle esperienze che perdiamo pezzi. Non sappiamo bene come interpretare la vita, le prove, le vittorie e le sconfitte, le gioie e le sofferenze. Il cranio gonfio di nozioni, il cuore anestetizzato da un protezionismo tipico della filosofia di questo mondo.
Dazi. Abbiamo forse posto dazi all’entrata del nostro cuore? Questa è una buona domanda. Quanto si deve pagare perché ci apriamo all’altro? Serro frontiere al prossimo, mentre c’è chi le valica per morire predicando Cristo? Agli occhi dei perseguitati potremmo sembrare bloccati, congestionati. Ma per me NON è così. Io rifiuto questa narrazione!
Non saremo ricordati come la generazione cristiana che rimase a guardare.
Firmiamo la petizione che trovate QUI!