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A cura di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors.

È la fede pericolosa quella che ricercheremo con questo blog. E lo faremo esplorando. Perché la fede cristiana è una fede che si interroga, la cui apertura alare abbraccia l’universo e la vita oltre di esso.

Esplora, ricerca, interrogati.

La verità dovrebbe essere il centro del patrocinio di una causa. Sempre. 

Per noi cristiani poi: non negoziabile.

Ma perché una verità venga udita dobbiamo essere autorevoli, possedere cioè una delle forme più potenti di autorità: la credibilità.  

La credibilità viene dai fatti, onesti, brutali, portati in maniera chiara e aperta ad essere vagliata da chiunque. 

Per esempio la nostra mappa della persecuzione (World Watch List) è così: è il frutto di una ricerca seria, approfondita e sottoposta al vaglio e certificazione di enti esterni. 

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Shahbaz Bhatti fu Ministro per le minoranze in Pakistan. Lottò per la libertà religiosa in uno dei paesi dove più si perseguitano i cristiani, fino al 2 marzo 2011, giorno in cui fu brutalmente assassinato da estremisti islamici fuori dalla casa di sua madre a Islamabad. La sua auto è stata intercettata mentre usciva di casa e 27 proiettili hanno crivellato il suo corpo. Ha pagato l’estremo prezzo di dare la vita per la fede che viveva così pubblicamente.

Quello che segue è un post di un blog di una cristiana in Pakistan, che lo ricorda e che ci ricorda quanto coraggio ci voglia in alcuni paesi anche solo per affermare di essere cristiani.

Maria scrive…

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Di Fratello Andrea, fondatore di Open Doors, tratto da suo libro di meditazioni “Fede Audace”, edito da Porte Aperte.

“Tutti gli uomini d’Israele, alla vista di quell’uomo, fuggirono davanti a lui, presi da gran paura” (I Samuele 17:24).

La paura paralizzava un esercito intero. Israele, il popolo scelto da Dio, era del tutto privo di forze.

Gli israeliti si trovavano davanti due nemici: uno era esterno, l’altro era dentro di loro. Il nemico esterno era abbastanza ovvio: c’era mai stato un soldato più imponente di Goliat? Le sue difese erano imbattibili, le sue armi potenti. In più, egli poteva contare su una superpotenza militare.

Il nemico interno era ancora più devastante. La gente era schiacciata dalla paura, sconfitta ancora prima di combattere. Avevano dimenticato le promesse di Dio. Dov’era la fiducia che avevano le armate di Giosuè quando…

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Di Cristina Merola, specialista sulla persecuzione di genere per Porte Aperte in Italia

Quanto afferma il titolo di questo articolo è ciò che ci ricorda il Talmud, un testo sacro all’ebraismo. In Proverbi 13:22(a) troviamo scritto che l’uomo lascia un’eredità ai figli dei suoi figli. L’eredità della fede è senz’altro la più ambita per chi mette Cristo al centro della propria vita. Georgine ha questa ambizione, sebbene ora si trovi da sola a crescerli e a educarli. Il maggiore, Renestine Masika (9 anni), comprende la gravità della loro perdita ed è inconsolabile. Il secondo, Muhindo Stefano (6 anni) sembra troppo serio per la sua età e protettivo, sta in piedi accanto alla sorella minore, Kavira Justine (4) e alla madre.

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Tratto da La pazzia del sacrificio di Nik Ripken, è un veterano del mondo missionario da oltre 30 anni, con un focus sul mondo musulmano e principalmente in Nord Africa e in Medio Oriente. Nik è l’autore dei bestseller La pazzia di Dio e La pazzia dell’obbedienza. Lui e la moglie Ruth hanno condotto ricerche approfondite in oltre 70 Paesi incontrando cristiani perseguitati di ogni estrazione e contesto sociale, per comprendere il modo in cui vedono la sofferenza attraverso una lente biblica.

Quelli che confidano nel Signore sono come il monte di Sion, che non può vacillare, ma sta saldo in eterno. (Salmo 125:1)

Molti di noi sono disposti a fare quasi tutto… finché siamo certi di essere al sicuro. Sembra che la sicurezza sia uno dei valori fondamentali del nostro mondo.

Non è però uno dei valori fondamentali di Dio. La sicurezza non può, quindi, essere uno dei valori principali del popolo di Dio.

Se infatti fosse la nostra premura principale, solo la sicurezza determinerebbe cosa faremmo e dove andremmo per amore del vangelo. La nostra prima domanda sarebbe: “È sicuro?”.

Annunceremmo il vangelo finché fosse sicuro farlo.

Invieremmo team di missionari finché fosse sicuro farlo.

Parleremmo di Cristo a un vicino finché fosse sicuro farlo.

Prenderemmo decisioni finanziarie come individui e come chiese sulla base della sicurezza di quelle decisioni.

Continueremmo a chiederci: “È sicuro?”.

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