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A cura di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors.

È la fede pericolosa quella che ricercheremo con questo blog. E lo faremo esplorando. Perché la fede cristiana è una fede che si interroga, la cui apertura alare abbraccia l’universo e la vita oltre di esso.

Esplora, ricerca, interrogati.

Tratto da una puntata del podcast “Qui si fa sul serio” di Fede Pericolosa

Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, cosí fate anche voi” – Colossesi 3:13

Per comprendere che cos’è il perdono, dobbiamo realizzare che cosa non è:

  • Perdonare non significa dimenticare. È difficile che delle ferite profonde vengano rimosse dalla memoria.
  • Il perdono non è riconciliazione. La riconciliazione implica il coinvolgimento di due persone, mentre una persona ferita può perdonare l’artefice dell’offesa senza che ci sia una riconciliazione.
  • Perdonare non significa giustificare. Il perdono non giustifica necessariamente un cattivo comportamento.
  • Perdonare non significa liquidare l’offesa. Comporta anzi il prenderla sul serio, senza farla passare per irrilevante o insignificante.
  • Il perdono non è una vaga espressione di “tolleranza“. Questa sarebbe infatti, nel migliore dei casi, una parodia di basso livello del perdono. Nel peggiore dei casi, sarebbe un modo per nascondere sotto il tappeto i veri problemi della vita.
  • Perdonare non significa assolvere. L’assoluzione è un passaggio legale che libera l’offensore dalle conseguenze di un’azione, come ad esempio dalla pena che gli spetterebbe.

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Di Helene Fisher, specialista della persecuzione di genere per Open Doors International

Porte Aperte produce da 5 anni un report annuale (che puoi scaricare QUI), redatto per portare alla luce violazioni che spesso non vengono rilevate, per rafforzare la resilienza delle comunità cristiane.

Il report evidenzia pratiche che spaziano da dannose consuetudini in Asia centrale a tradizioni di tutela maschile in Medio Oriente e Nord Africa, a crimini impuniti a causa di insicurezza e corruzione in America Latina. Sono tutti esempi di persecuzione religiosa specifica di genere in regioni diverse, così radicate che la via di uscita non sembra immediata.

Per prendere di mira la Chiesa ai persecutori servono risorse minime; sfruttando credenze socioculturali su uomini e donne, i persecutori possono efficacemente fratturare le comunità. Il messaggio finale di rifiuto è lo stesso per uomini e donne, ma i metodi sono diversi. Le aspettative circa la purezza sessuale femminile e il ruolo maschile di leadership e sostegno economico portano ad attacchi strategici, volti a causare il maggior danno possibile. Per arrivare a isolare i cristiani, gli uomini possono essere di fatto rimossi dalle comunità, mentre le donne possono essere isolate all’interno delle famiglie.

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Di Cristian Nani

“Visti da lontano, in Europa e in Italia, voi avete per la prima volta quelle che io chiamo le tre P.”, esclamò lo storico e sociologo cinese. “E quali sarebbero queste tre P.?” domandò lo studente italiano che condivideva questa storia con un pubblico attento, tra il quale c’ero anche io. “Beh, oggi avete una Pace duratura mai avuta nella vostra storia, poiché la storia europea e italiana è piena di conflitti sanguinosi. Avete una Prosperità che i vostri nonni non potevano permettersi nemmeno di sperare. E infine avete un Pessimismo così radicato nella società da farvi apparire tristi come non siete mai stati… pace, prosperità e pessimismo”.

Confesso che, quando le ho sentite, queste parole sono risuonate nella mia mente come lo stridore di un gessetto sulla lavagna. E il motivo è che ne scorgo un seme di verità.

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Di Cristian Nani

Quando un bambino riconosce le differenze razziali?

È materia di studio, ma credo sorprenderà molti sapere che i bimbi costruiscono molto presto un loro mondo di significati riguardo ai tratti somatici delle persone, con idee a volte dannose se non sono accompagnati nella comprensione del diverso. Uno studio recente dell’American Psychological Association (molto attenta a questa materia per via delle tensioni razziali in USA) ha scoperto che i bambini di 3 mesi preferiscono i volti della loro stessa razza se vivono in un ambiente razziale omogeneo; quindi per esempio, se il nostro bambino vive prevalentemente tra bianchi, già a 3 mesi di età preferirà volti di bianchi a quelli di neri (e viceversa). Lo studio afferma inoltre che a 9 mesi i bimbi usano la razza per classificare i volti e che a 3 anni associano alcuni gruppi razziali a tratti negativi. In sostanza la discriminazione basata sulla razza è già diffusa quando i bambini iniziano la scuola elementare.

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Di Cristina Merola, Staff di Porte Aperte in Italia

Mi tocca nel profondo il racconto di Naaman e della giovane schiava ebrea, preso da 2 Re capitolo 5. Della giovane schiava ebrea non sappiamo il nome, aveva probabilmente vissuto ciò che molte nostre sorelle e fratelli nell’Africa subsahariana vivono fin troppo spesso negli ultimi anni: uomini armati e violenti arrivano nella notte o all’alba, uccidono, violentano e rapiscono giovani donne e ragazzini, mentre chi può si dà alla fuga nella foresta, dove vagherà per giorni senza cibo e riparo.

Il destino dei ragazzini è il lavaggio del cervello e l’arruolamento forzato nella milizia di turno. Alle ragazze il tremendo futuro di essere forzatamente sposate ai combattenti o, in caso di rifiuto, ripetutamente abusate dagli stessi, tenute alla fame e in stato di schiavitù.

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