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A cura di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors.

È la fede pericolosa quella che ricercheremo con questo blog. E lo faremo esplorando. Perché la fede cristiana è una fede che si interroga, la cui apertura alare abbraccia l’universo e la vita oltre di esso.

Esplora, ricerca, interrogati.

Di Paul Estabrooks, missionario, autore di vari libri, coordinatore del famoso Progetto Perla (1981, un milione di Bibbie in Cina in una notte), storico collaboratore di Porte Aperte, impegnato in svariati fronti tra cui nello sviluppo dei seminari “Resistere nella tempesta” utili a preparare i cristiani perseguitati alla persecuzione.

«Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno» – Romani 8:28

Il re di una tribù aveva un caro amico, con il quale era cresciuto. L’amico aveva l’abitudine di osservare ogni situazione della propria vita (sia positiva che negativa) e della vita degli altri e commentare: “Questo è un bene!”

Basava la sua affermazione su due passi della scrittura: uno che dice che è la volontà di Dio che noi siamo riconoscenti per OGNI circostanza (1 Tessalonicesi 5:18) e Romani 8:28 che ci assicura che Dio può trasformare in bene ogni situazione (bella o brutta che sia). Il re amava la visione positiva del suo amico e lo portava con sé ovunque andasse.

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Di Cristian Nani

Marta, Marta tu ti affanni e sei agitata per molte cose…”, sono parole famose di Gesù e del suo incontro con Marta e Maria, mentre era ospitato a casa loro (Luca 10). Innumerevoli sermoni vengono fatti su questo splendido passaggio in cui Gesù mette in luce come l’attitudine di Maria, seduta ai piedi del Signore e protesa all’ascolto, fosse quella giusta da seguire, mentre quella di Marta, intenta nelle faccende domestiche, fosse quella da evitare… sermoni spesso seguiti da dei distinguo o da “bilanciamenti” del messaggio finale, poiché certo Gesù lasciava un chiaro messaggio, ma nelle Scritture c’è di più e al contempo, oso aggiungere, ogni pastore è consapevole che, senza l’attivismo delle Marta, la chiesa potrebbe collassare.

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Di Marjon B., redattrice per Porte Aperte/Open Doors

Forse non si tratta di persecuzione religiosa di per sé, ma la Chiesa in Ucraina sta soffrendo. Un pastore che quotidianamente si trova di fronte ad atrocità afferma che le sue preghiere sono diventate una “richiesta sussurrata a Dio… affinché intervenga” [Christianity Today].

Come si risponde, come cristiani, di fronte alla propria casa saccheggiata e alla vista di corpi senza vita lungo le strade, quando persone che si conoscono vengono uccise o si è testimoni di indescrivibili atrocità?

Ivan Rusyn, presidente del seminario teologico evangelico ucraino – Ukrainian Evangelical Theological Seminary (UETS) – ha visto tutto questo (e molto altro) a Bucha, la città in cui vive. Bucha, nel nord dell’Ucraina, è finita sui titoli dei giornali internazionali in seguito alla scoperta dei corpi di centinaia di civili, trovati morti sulle strade dopo la ritirata dell’esercito russo.

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Di Angelo Currò, parte dello staff della base italiana di Porte Aperte/Open Doors

Per questo articolo prendiamo le mosse dal racconto riportato in Atti 8:26-40. Non è mia intenzione sviluppare una meditazione sul brano. Tuttavia, c’è uno spunto davvero interessante e che ritengo faccia al caso nostro dato che questo blog parla di “un Dio più grande, indomabile e sovrano, che ispira, incoraggia e provoca una fede pericolosa”

Giungiamo così al cuore della questione, senza ulteriori preamboli: domanda inopportuna, risposta sconveniente.

La domanda inopportuna è quella posta da Filippo al ministro etiope. Sappiamo dal testo che lo Spirito Santo aveva detto a Filippo di avvicinarsi al carro, ma non pare che gli abbia anche suggerito cosa dire. Eppure, Filippo pone una domanda: “capisci quello che stai leggendo?1

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Di Ben Cohen, responsabile media per Open Doors Regno Unito e Irlanda

Entriamo insieme nelle chiese che in Ucraina resistono, operano e fioriscono.

“Vediamo molte bombe che non esplodono” afferma Victor Punin, pastore a Kiev, “e potremmo raccontare tante testimonianze di persone scampate al pericolo poco prima di un attacco. Ci rincuora molto anche vedere che molte persone nell’esercito ucraino chiedono preghiera”.

Nonostante il brutale conflitto che dilaga nel suo Paese, Victor e la sua chiesa pregano con la chiara aspettativa che le loro preghiere verranno esaudite.

“Oggi a mezzogiorno abbiamo pregato insieme a tutte le denominazioni qui presenti” racconta Victor.  “L’intenzione era quella di unire tutta l’Ucraina in preghiera, nonostante la difficoltà di incontrarsi di persona”.

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