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A cura di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors.

È la fede pericolosa quella che ricercheremo con questo blog. E lo faremo esplorando. Perché la fede cristiana è una fede che si interroga, la cui apertura alare abbraccia l’universo e la vita oltre di esso.

Esplora, ricerca, interrogati.

Di Angelo C., parte dello staff della base italiana di Porte Aperte/Open Doors

Un libro di escursioni, per ottenere l’aggettivo buono, dovrebbe contenere alcune informazioni essenziali. Tra le tante, le indicazioni dei/per i luoghi che si vogliono raggiungere e il grado di difficoltà dell’escursione.

C’entra tutto questo con i credenti perseguitati? Si, ma sarà svelato alla fine dell’articolo e solo dopo aver condiviso con voi un aneddoto di viaggio.

Era sera e stavamo per salutarci. Avevamo vissuto un tempo davvero intenso durante quella settimana con Hea Woo, la “nonnina d’acciaio” nordcoreana. Ci ritrovammo abbracciati a pregare insieme nel corridoio di un albergo, in Sicilia. Non servì che la nostra interprete traducesse tutte le parole della preghiera che Hea Woo fece per noi. Dopo aver trascorso diversi giorni con lei eravamo quasi in grado di comprendere la lingua coreana. Per le sue ultime parole, però, fu necessaria la traduzione, nonché una certa dose di autocontrollo. Poche parole, poche semplici ed affilate parole: “Non so se riusciremo più ad incontrarci in una nazione libera”.

Le tre ore del viaggio di ritorno trascorsero in silenzio.

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Articolo tratto da un rapporto scritto da Jan V., esperto di Porte Aperte sulla Corea del Nord.

Dal libricino Vivi come un rifugiato

Si chiama “Signora Rifugio” non solo perché gestisce una delle nostre case sicure, ma anche perché ha trovato rifugio in Dio tardi nella vita. “Ero così malata che stavo per morire. Alla fine, ho dato la mia vita a Gesù e sono stata guarita. Da allora, mi sono resa conto che stavo vivendo i miei tempi supplementari. Non voglio sprecare i giorni che mi sono stati concessi”.

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di Nik Ripken

Riusciamo a comprendere abbastanza bene in che rapporto ci troviamo noi con i perseguitati. Ma riusciamo altrettanto bene a comprendere in quale rapporto si trovino i cristiani perseguitati tra di loro?

Solo chi non è perseguitato può pregare e aiutare i perseguitati? Oppure tutto il corpo di Cristo (perseguitati compresi) è chiamato a questa responsabilità?

Per rispondere a queste domande, vi forniamo oggi un piccolo aiuto tratto dal libro di Nik Ripken “La pazzia di Dio”.

Dal gruppo emerse una voce femminile, era una delle donne più giovani lì presenti, la quale mi chiese: “Se Gesù è conosciuto anche negli altri paesi, anche lì i credenti sono perseguitati?”

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È stata mia moglie Elena a farmi scoprire la gioia e la poesia del cibo. Ed è stata poi la missione, Porte Aperte, a farmi approfondire ancor di più questo vitale elemento, facendomi saggiare culture e cibi profondamente diversi dai miei: impossibile nel campo missionario non accettare gli inviti dei fratelli e delle sorelle perseguitati che condividono con gioia il poco che avevano!

Il cibo, come lo si prepara, lo si serve e lo si mangia caratterizza l’uomo di ogni latitudine. E persino questo nella vita del cristiano può assumere una dimensione “più elevata”.  

Dalla Chiesa primitiva ad oggi, i discepoli di Cristo hanno visto la poesia nel cibo e specialmente in quel pasto centrale per la vita della chiesa che chiamiamo cena del Signore. Perché Gesù ha scelto proprio del pane e del vino per “personificarlo”? Nella Chiesa primitiva si diceva che fu proprio perché noi esseri umani siamo come piccoli granelli di farina: individuali ed inclini a disperdersi. La farina, tuttavia, sotto l’influenza dell’acqua diviene, anzi si eleva a unità, diventando pane. L’uva, allo stesso modo, quando viene spremuta, si eleva a un’unità nel bicchiere di vino. Così, noi siamo granelli di farina, veniamo legati insieme nell’acqua viva di Cristo (Gio 4:10), e insieme diventiamo il corpo del Signore. E come il pane e i discepoli nella cena del Signore, siamo scelti, spezzati, benedetti e donati.

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Una visione a lungo termine

Vuoi sentirti realizzato in maniera profonda? Riempi uno zaino di pani, recati in un villaggio sperduto dell’Africa in piena carestia e distribuisci quei pani alla gente che muore di fame”. Anni fa sentii questa frase disturbante e la prendo a spunto per una riflessione. Porte Aperte oggi non ha questa visione, poiché crediamo che si sia entrati in una fase più matura della nostra azione missionaria. La fase dello zaino pieno di pani (o di Bibbie se volete) è molto focalizzata sul qui e adesso, sull’emergenza, oltre che…

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