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A cura di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors.

È la fede pericolosa quella che ricercheremo con questo blog. E lo faremo esplorando. Perché la fede cristiana è una fede che si interroga, la cui apertura alare abbraccia l’universo e la vita oltre di esso.

Esplora, ricerca, interrogati.

Di Marjon B., redattrice per Porte Aperte/Open Doors

Forse non si tratta di persecuzione religiosa di per sé, ma la Chiesa in Ucraina sta soffrendo. Un pastore che quotidianamente si trova di fronte ad atrocità afferma che le sue preghiere sono diventate una “richiesta sussurrata a Dio… affinché intervenga” [Christianity Today].

Come si risponde, come cristiani, di fronte alla propria casa saccheggiata e alla vista di corpi senza vita lungo le strade, quando persone che si conoscono vengono uccise o si è testimoni di indescrivibili atrocità?

Ivan Rusyn, presidente del seminario teologico evangelico ucraino – Ukrainian Evangelical Theological Seminary (UETS) – ha visto tutto questo (e molto altro) a Bucha, la città in cui vive. Bucha, nel nord dell’Ucraina, è finita sui titoli dei giornali internazionali in seguito alla scoperta dei corpi di centinaia di civili, trovati morti sulle strade dopo la ritirata dell’esercito russo.

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Di Angelo Currò, parte dello staff della base italiana di Porte Aperte/Open Doors

Per questo articolo prendiamo le mosse dal racconto riportato in Atti 8:26-40. Non è mia intenzione sviluppare una meditazione sul brano. Tuttavia, c’è uno spunto davvero interessante e che ritengo faccia al caso nostro dato che questo blog parla di “un Dio più grande, indomabile e sovrano, che ispira, incoraggia e provoca una fede pericolosa”

Giungiamo così al cuore della questione, senza ulteriori preamboli: domanda inopportuna, risposta sconveniente.

La domanda inopportuna è quella posta da Filippo al ministro etiope. Sappiamo dal testo che lo Spirito Santo aveva detto a Filippo di avvicinarsi al carro, ma non pare che gli abbia anche suggerito cosa dire. Eppure, Filippo pone una domanda: “capisci quello che stai leggendo?1

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Di Ben Cohen, responsabile media per Open Doors Regno Unito e Irlanda

Entriamo insieme nelle chiese che in Ucraina resistono, operano e fioriscono.

“Vediamo molte bombe che non esplodono” afferma Victor Punin, pastore a Kiev, “e potremmo raccontare tante testimonianze di persone scampate al pericolo poco prima di un attacco. Ci rincuora molto anche vedere che molte persone nell’esercito ucraino chiedono preghiera”.

Nonostante il brutale conflitto che dilaga nel suo Paese, Victor e la sua chiesa pregano con la chiara aspettativa che le loro preghiere verranno esaudite.

“Oggi a mezzogiorno abbiamo pregato insieme a tutte le denominazioni qui presenti” racconta Victor.  “L’intenzione era quella di unire tutta l’Ucraina in preghiera, nonostante la difficoltà di incontrarsi di persona”.

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Di Cristian Nani

Fake news sulla guerra. La guerra delle fake news.

Comunque la si metta è un’epoca in cui troll e hacker sono le nuove “truppe sul terreno” di un conflitto e purtroppo la guerra in Ucraina non fa eccezione. Se poi ci si mette la propaganda, si ottiene un cocktail esplosivo.

Anzi una molotov, che è poi sempre la stessa: una miccia di un’immagine o video del passato (o falsi), accostati alla benzina di un evento tragico come questa guerra, veicolati nella bottiglia dei social… e l’incendio è assicurato.

Attiviamo gli estintori: cerchiamo da fonti attendibili e contiamo fino a 10 prima di condividere.

Di seguito un po’ di fake news sulla guerra in Ucraina, sperando vi siano utili. 

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Di Cristina Merola, specialista sulla persecuzione di genere per Porte Aperte in Italia

Un vecchio detto somalo dice: “Gabadh ama god hakaaga jirto ama gunti rag”, che si traduce liberamente come “una ragazza dovrebbe essere sposata o in una tomba”.

Leah* e la sua famiglia, gli unici cristiani della loro zona, convertiti da due anni, vivono nel nord-est del Kenya, a ridosso del Corno d’Africa. Per i credenti kenioti di quella regione, la vita quotidiana è densa di pressioni sia sul piano privato che su quello sociale. Nella loro area i militanti di al-Shabaab costituiscono una minaccia concreta per la vita di chiesa. La figlia maggiore di Leah, Hubba ha subito un abuso sessuale e invece di sottoporre il colpevole alla giustizia dello Stato, il locale consiglio del villaggio ha pensato di imporre il matrimonio riparatore che comporta anche la conversione all’islam per Hubba.

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