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A cura di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors.

È la fede pericolosa quella che ricercheremo con questo blog. E lo faremo esplorando. Perché la fede cristiana è una fede che si interroga, la cui apertura alare abbraccia l’universo e la vita oltre di esso.

Esplora, ricerca, interrogati.

(Tratto dal libro Fango – Vivere una fede pericolosa, che puoi acquistare QUI)

L’Italia è oggi un paese molto conservatore.  

Ormai questa espressione è entrata nel gergo popolare. E’ strano per un popolo abituato alle diversità, alle scoperte, alle invenzioni e all’arte definirsi “chiuso e conservatore”. Ma è così. E la Chiesa subisce l’influenza della cultura in cui è inserita: chi pensa il contrario, non ha mai messo mano a un libro di sociologia o non ha mai analizzato il contesto italiano al di fuori della propria realtà di chiesa.  

Uno dei grandi punti di forza del cristianesimo è la capacità di esistere e diffondersi in tutti i contesti culturali.  

Pur promuovendo valori capaci di modellare cuori e menti, esso si diffonde aprendosi alla cultura dominante. In che modo altrimenti potrebbe influenzarla? Chiudendosi? Sinceramente non credo. La chiusura è per definizione assenza di comunicazione e quindi assenza di influenza. La potenza del Vangelo e dei principi in esso contenuti contagia la cultura dominante, letteralmente trasformando le anime che lo accolgono, là nella cultura in cui vivono.

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Ci aspettiamo tutto subito.  

Non vogliamo aspettare più, per nulla al mondo.  

Tutto deve essere immediato. A portata di touch o click ci attendiamo soluzioni, facili, istantanee, persino al Covid.  

E questo oggi entra nella sfera spirituale.  

Noi siamo la società della Amazon Prime Spirituality

Per i cristiani perseguitati (come per la Chiesa primitiva), la pazienza è vitale nel cammino del fedele. Di più: la pazienza è testimonianza cristiana. Come risponderai a un torto, a un insulto, al rigetto, fino alla prigione e alla persecuzione definisce quanto assomiglierai al Cristo.  

Per noi oggi è impensabile: possediamo una sviluppatissima teologia della benedizione e un’insufficiente teologia della sofferenza.

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“Non c’è sacrificio che valga la pena se non offre un beneficio immediato”, sembra essere la filosofia che regna nella nostra società, per questo non ha senso parlare di investire nella prossima generazione, perché “che cosa me ne viene, a me, oggi?”

Paura, apatia e pigrizia sono emozioni tossiche che sembrano invadere le menti di molti, anche cristiani, acuite dal Covid. Pur comprensibili, per alcuni aspetti per noi cristiani possono tramutarsi in totale mancanza di fede nel Dio sovrano che andiamo predicando con elaborate esegesi bibliche. È come se la cultura di questo mondo ci influenzasse molto di più della cultura del Regno di Dio che siamo chiamati a costruire. È come se, a causa delle sfide dell’epoca che viviamo, avessimo accantonato l’idea di sacrificio, di costruire per coloro che verranno, abbracciando una vita (anche di chiesa) che è solo e tutta “qui e adesso”. E, possiamo dirlo a voce alta, uno dei segni visibili di tutto questo è il disimpegno da Dio, manifestato anche (ma non solo) in un fare progetti solo per sé e pochi intimi, enfatizzando la fede personale (magari virtuale e su misura) e disinteressandosi per quella comunitaria, guardando il prossimo con sospetto e la chiesa con fastidio.

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130 dopo Cristo.  

Giustino cammina lungo una placida spiaggia.  

Contempla e medita, lui che per la sua ricerca della verità si era spinto a interpellare esperti di ogni sorta: insegnanti di stoicismo, di aristotelismo, di pitagorismo, di platonismo. Tuttavia, nessuno di loro, seppur dotati di grande eloquenza e intelligenza, lo aveva convinto fino in fondo.  

Su quella spiaggia incontra per caso un anziano giudeo cristiano…

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Vi racconterò una storia vera. 

La protagonista è una donna, il cui soprannome era Anna, una delle tantissime invisibili, indomabili edificatrici del Regno di Dio, capace a 82 anni, borsa in spalla, di girare la Cina per parlare di Cristo in tempi di persecuzione.

Ma andiamo con ordine…

Anna viveva in Cina, in tempi di forte persecuzione. Per imposizione della famiglia, passò la vita intera a curare prima i genitori e poi i 4 fratelli. Non imparò a leggere e scrivere. Non viaggiò. Non sperimentò un granché del mondo. Ma entrò in contatto con il Vangelo, si convertì e nel segreto crebbe nella fede ascoltando la Bibbia letta da altri.

Aveva 82 anni quando l’ultimo fratello morì e tutto quello che aveva fatto nella sua vita era stato prendersi cura di questi familiari.

Non aveva risparmi. Tutte le ricchezze della famiglia erano state confiscate dai comunisti. Tuttavia…

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