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Giu 12, 2026

Una prospettiva più alta

Di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte in Italia

Una riflessione conclusiva del Convegno 2026 di Porte Aperte per riscoprire la gioia, anche nel deserto. 

Guardare dall’alto cambia tutto. Le sfide non spariscono, ma vengono ridimensionate dentro qualcosa di più grande. 

Come osservando la terra dallo spazio: spariscono confini, muri, proprietà. Rimane un mondo vasto, interconnesso. Allo stesso modo, la nostra vita acquista senso quando la inseriamo in un orizzonte più ampio: quello del Regno di Dio. 

L’universo è immenso, antico, popolato — secondo le Scritture — da realtà spirituali che vanno oltre ciò che vediamo. E in questo scenario, la nostra esistenza appare piccola, ma non insignificante. 

Questa prospettiva ci aiuta a comprendere meglio: che l’anima contiene il corpo, non il contrario; che la Chiesa è parte del Regno, ma non coincide con esso; che la storia non ruota solo attorno a noi. 

Una visione troppo centrata sull’uomo — anche nella fede — può diventare limitante. Se tutto parte esclusivamente dal peccato, si rischia di vivere una spiritualità dominata dalla paura: paura di Dio, degli altri, perfino di sé stessi. 

Ma la fede cristiana non nasce solo dal peccato: nasce da una creazione buona. 

Quando la paura diventa il motore principale, può funzionare per un tempo — come con i bambini — ma non regge nella maturità spirituale. Perché c’è qualcosa di più. 

Gesù lo ripete: c’è di più.