Vita allargata
Di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte in Italia
La felicità non consiste nell’allungare la vita, ma nel… allargarla. Chiunque abbia vissuto abbastanza lo dovrebbe aver capito.
E la vita si allarga aprendosi, non chiudendosi, aprendo il cuore, andando oltre l’infantile “tocca a me essere felice”, superando la fase orale dei bambini che mettono in bocca la vita per conoscerla, cioè superando l’epoca del consumare coi sensi le cose, le relazioni e le persone, perché “se non sento, non esiste”: la vita vera è di più del sentire! Abbraccia altro e altri oltre me! Certo qui ci stiamo elevando, perché le cose, le relazioni e le persone non si consumano, si accolgono… sempre come un dono.
Chiariamo, questa è una prospettiva eretta, adulta dell’esistenza, dove si smette di gattonare nella vita e si iniziare a camminare, insieme perché si sa che da soli non ce la si fa. Una vita così è allargata, abbraccia l’altro, dice follie del tipo “tocca a te essere felice”, “mi sacrificherò per te”, “mi donerò a te”. E questo donarsi imita, mostra l’amore espresso dal Padre nel Figlio con la croce.
Il sacrificio definitivo.
Dove sacrificio non è la morte, la croce, quella l’abbiamo messa noi.
Noi, quando siamo dominati dall’egoismo, rendiamo il darsi una morte; quando teniamo la contabilità del bene che facciamo, rendiamo la relazione una sottrazione, pura e volgare algebra esistenziale, allora sì che il donarsi è una croce, un peso che uccide…
No. Sacrificio non è la morte, perché in realtà la parola “sacrificio” vuol dire “rendere sacre le cose”… e il darsi quotidiano all’altro, santifica, rende sacra la vita, i giorni, le debolezze, le paure, le vittorie, le gioie, le rende uniche, sante, appartate, messe da parte perché speciali, nostre, da offrire in dono a Colui che tutto ci ha donato.
Vite offerte in dono come quelle degli oltre 388 milioni di fratelli e sorelle che scelgono Cristo nonostante l’opposizione, la discriminazione, l’odio, in una parola, la persecuzione.
Ancora una volta prenderci cura dei perseguitati è vitale per noi, aprirci al loro bisogno è un nostro bisogno, pozione per una vita allargata, che non solo si compie, ma che compie altro, altri, oltre noi, rendendo sacre le cose.
Ho promesso di ripeterlo all’infinito: hanno bisogno di noi e abbiamo bisogno di loro.
Siamo un corpo.