Nel principio era la gioia
Di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte in Italia
Una riflessione conclusiva del Convegno 2026 di Porte Aperte per riscoprire la gioia, anche nel deserto.
Nel principio era… la gioia.
Questa è una sapienza che potremmo dimenticare. Non è forse vero?
All’inizio, nella creazione, nell’Eden, c’era la gioia. Eppure, i deserti della vita — reali o interiori — tendono a farcela perdere di vista. È umano. Ma proprio lì si inserisce il desiderio profondo di Dio: risvegliare in noi l’appetito per Lui, per il Pane che dà la vita, ridando sapore al nostro cammino.
“Gustate e vedete quanto il Signore è buono” (Salmo 34:8).
Non è un caso che “sapienza” sia legata al concetto di “sapore”: la fede non è solo comprensione, ma esperienza, gusto della grazia. Scoprire il proposito per cui siamo al mondo trasforma l’esistenza: dalla nascita — che è già una partenza — fino all’eternità.
Nel mezzo, però, incontriamo il deserto.
A volte Dio ci conduce lì, come Gesù; altre volte ci arriviamo da soli. In ogni caso, il deserto è il luogo delle tentazioni, dove la nostra idea di felicità viene distorta.
Gesù ci mostra tre grandi sfide:
la tentazione della sazietà, che mette in crisi la nostra identità di figli; la tentazione della sicurezza totale, che incrina la fiducia nella paternità di Dio; la tentazione dell’autorealizzazione, che confonde la nostra eredità nel Regno.
A queste, Cristo contrappone tre attese: un cibo migliore: fare la volontà del Padre; un amore definitivo: fidarsi di Lui; un regno più grande: da ricevere, non da possedere.
È l’invito a guardare la vita da una prospettiva più alta.