“E ora vi affido a Dio e alla Parola della Sua grazia…”
Di Angelo Currò, staff di Porte Aperte in Italia
Le parole utilizzate per il titolo di questo breve articolo sono prese da uno dei più emozionanti discorsi dell’apostolo Paolo, riportati nel libro degli Atti degli apostoli[1].
Da lì a qualche tempo l’apostolo avrebbe intrapreso il suo viaggio verso Roma, ma prima trova il modo di congedarsi da alcuni fratelli. Nello specifico, dagli anziani della comunità di Efeso.
Dalle parole di Paolo emergono diversi sentimenti. L’apostolo è consapevole del servizio svolto. Non ha alcunché da rimproverarsi. È stato fedele alla vocazione ricevuta da Gesù Cristo. È stato fedele e onesto nei confronti delle persone e dei credenti. Non ha nascosto qualche insegnamento. Non è stato reticente. Non ha avuto timore di esprimere i suoi sentimenti. E non si tira indietro neppure dall’annunciare le lotte che la chiesa di Efeso avrebbe dovuto affrontare in futuro[2].
Parole che scuotono l’uditorio. Infatti, gli anziani di Efeso avevano capito che quello sarebbe stato il loro ultimo incontro con l’apostolo Paolo.
Pur non avendo assistito alla scena, posso affermare di aver provato diverse volte questo sentimento. Ogni volta che con Porte Aperte ho accompagnato i nostri speaker[3] in giro per l’Italia, sia durante il convegno nazionale sia per incontri nelle chiese, al momento dei saluti finali ho avvertito questo distacco. Ma non è il distacco in sé a pesare, quanto sentire in qualche modo l’impotenza di non potersi prendere cura delle persone.
Cerco di spiegarmi meglio: quando invitiamo i nostri speaker, cerchiamo di dare loro il meglio che possiamo. È vero che queste premure quasi mai coincidono con momenti di riposo, ma nonostante questo ci prendiamo anche cura di loro. Fa parte del nostro servizio. Ecco, quando invitiamo i nostri speaker li serviamo. In qualche modo li proteggiamo. Quando arriva il momento del saluto, finisce in qualche modo anche la protezione che possiamo fornire.
Le persone tornano alle loro case, e con la distanza subentra l’impotenza.
Ed è nel mezzo di questi pensieri e sentimenti che la Parola torna a mettere ordine e pace. L’apostolo Paolo dovrà andare via, per continuare svolgere il suo ministero, gli anziani di Efeso lo accompagneranno alla nave, ma prima ci sarà un momento di preghiera.
Luca non si è curato di riportare le parole di quella preghiera, ma ci fa sapere che almeno l’apostolo era in ginocchio. Una posizione di profonda supplica. Sicuramente una preghiera sentita.
In che modo questo passaggio biblico viene in aiuto ai miei sentimenti? Ci sono alcune questioni da tenere in considerazione.
La prima: Dio è decisamente più… di me.
Più efficace di me, nel proteggere i Suoi figli e le Sue figlie. Più interessato di me nel farlo. Più saggio di me nel fare cooperare ogni cosa per il bene di coloro che Lo amano[4] e per glorificare il Suo nome. Più perfetto di me nell’amore e, decisamente, più sovrano di me su ogni circostanza.
La seconda: le mie preghiere arrivano dove io non posso andare, e continuano a servire dove io non posso farlo.
La Bibbia è piena di esempi in cui le preghiere di alcune persone hanno avuto impatto sulla vita di altri. Lo stesso Haroon[5] raccontava che, dopo la sua conversione, lo Spirito Santo gli aveva fatto ricordare la preghiera fatta da uno straccione cristiano che mendicava davanti alla porta di casa dell’allora imam Haroon: “Signore…, mostra la via, la verità e la vita a quest’uomo”. Quella preghiera avrebbe avuto il suo esaudimento circa sei anni dopo.
Ecco perché “pregate per noi” continua ad essere la prima richiesta dei cristiani perseguitati. Perché davvero le preghiere arrivano dove noi non possiamo andare.
Le nostre preghiere sono potenti? Non credo proprio. Non penso che ci sia una potenza intrinseca in noi, nella nostra preghiera o nella preghiera in sé. Credo invece nell’unico Dio onnipotente, che ascolta le preghiere delle Sue figlie e dei Suoi figli e conforta i nostri sentimenti.
[1] Atti 20:17-38
[2] Versi 29-30
[3] “Quasi sempre cristiani che vivono in contesti e luoghi di persecuzione. Alle volte abbiamo inviato nostri partner locali; ossia fratelli e sorelle che svolgono il loro servizio per conto di Porte Aperte, aiutando i cristiani perseguitati nelle aree in cui vivono.”
[4] Romani 8:28
[5] Uno dei due speaker al nostro ultimo convegno (9-11 maggio 2025), il cui tema era “alieni residenti”.