Quando vogliamo entrare a far parte della crew?
Di Angelo Currò, staff di Porte Aperte in Italia
Torno volentieri su un argomento condiviso durante qualche incontro in cui parlavo di cristiani perseguitati.
Lo spunto viene dalla vita dell’apostolo Paolo.
Sappiamo che per predicare il messaggio di Gesù Cristo l’apostolo ha viaggiato molto. Ad un certo punto del suo ministero aveva messo in conto di raggiungere anche la Spagna[1], forse la provincia più distante dell’Impero romano in quel periodo.
Sappiamo, sempre dai resoconti biblici, che l’apostolo aveva una squadra, una crew, che in qualche modo lo aiutava nello svolgimento del suo servizio. Persone alle volte tenute vicino a sé, altre volte mandate altrove per svolgere compiti delicati[2].
Quanto ci sarebbe piaciuto fare parte di questa crew?
Immaginate ciascuna e ciascuno di noi presenti sulle strade di Efeso mentre le persone mettevano sopra i malati dei fazzoletti e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie scomparivano e gli spiriti maligni uscivano.[3]
Wow! Quale esperienza! Chi non avrebbe voluto fare parte di questa squadra!
Eppure, lo stesso apostolo ad un certo punto della sua vita chiederà a Timoteo di andarlo a trovare presto perché solo Luca era con lui.[4]
Una scena molto diversa rispetto alla prima.
Forse Paolo si trovava in un carcere, o in una sorta di arresti domiciliari[5]. Eppure, anche in carcere, c’era chi si prendeva cura di lui. Anche in carcere c’era qualche membro della sua crew.
Come Epafrodito, inviato dalla chiesa di Filippi per supplire ai servizi che non potevate rendermi voi stessi[6].
Ecco la domanda per noi: quando vogliamo entrare a fare parte della crew? Detto altrimenti: vogliamo servire gli altri quando si trovano all’apice del successo o siamo disposti a servirli anche quando non sono delle celebrità? Vogliamo collaborare durante la fama e la visibilità altrui, o siamo disposti a farlo anche nell’infamia e nell’invisibilità?
La risposta a questa domanda potrebbe segnare il punto di partenza o di arresto del nostro servizio.
Paolo era maggiormente apostolo quando si trovava a predicare il Vangelo di Gesù Cristo su importanti palcoscenici[7] e lo era meno quando si trovava in carcere?
Era maggiormente apostolo mentre abbracciava Eutico[8] e lo era meno quando sul suo corpo venivano inflitti i marchi[9] del martirio[10]?
Nel racconto giovannèo della resurrezione di Gesù[11], lo scrittore pone una certa enfasi sull’incontro di Cristo Risorto con Maria Maddalena, la quale si era recata al sepolcro per ungere il corpo di Gesù.
Maria, non trovando il corpo del suo Signore, mostra tutto il proprio dispiacere in una delle scene più commoventi del vangelo. Maria continua a chiamare suo Signore Colui che era stato crocefisso a causa della propria predicazione e il cui corpo era stato martoriato.
Gesù era maggiormente Cristo quando compiva miracoli e lo era meno sulla croce?
Gesù era maggiormente Cristo quando ammaestrava le folle e lo era meno quando il suo corpo giaceva all’interno del sepolcro?
Mi piace ricordare una poesia di Dietrich Bonhoeffer[12],il cui titolo reso in italiano è Cristiani e Pagani[13]. Un verso recita così: I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza.
Quando vogliamo entrare a fare parte della crew?
[1] Romani 15:24;28
[2] Tito 1:5
[3] Atti 19:12
[4] 2 Timoteo 4:10
[5] Atti 28:30
[6] Filippesi 2:30
[7] Atti 17:19
[8] Atti 20:10
[9] Galati 6:17
[10] 2 Corinzi 11:23-33
[11] Giovanni 20
[12] Nato in Germania, pastore luterano, dissidente anti-nazista. Ucciso il 9 aprile 1945, nel campo di concentramento nazista di Flossenbürg.
[13] Titolo orginale Christen und Heiden. Scritta nel 1944, mentre l’autore si trovava in carcere.
Online è possibile leggere diverse traduzioni, tra cui quella utilizzata per l’articolo, https://pretioperai.it/due-poesie-di-dietrich-bonhoeffer/, consultata in ottobre 2025.