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Mag 14, 2021

Una filosofia di combattimento

Di Fratello Andrea, fondatore di Open Doors, tratto da suo libro di meditazioni “Fede Audace”, edito da Porte Aperte.

“Tutti gli uomini d’Israele, alla vista di quell’uomo, fuggirono davanti a lui, presi da gran paura” (I Samuele 17:24).

La paura paralizzava un esercito intero. Israele, il popolo scelto da Dio, era del tutto privo di forze.

Gli israeliti si trovavano davanti due nemici: uno era esterno, l’altro era dentro di loro. Il nemico esterno era abbastanza ovvio: c’era mai stato un soldato più imponente di Goliat? Le sue difese erano imbattibili, le sue armi potenti. In più, egli poteva contare su una superpotenza militare.

Il nemico interno era ancora più devastante. La gente era schiacciata dalla paura, sconfitta ancora prima di combattere. Avevano dimenticato le promesse di Dio. Dov’era la fiducia che avevano le armate di Giosuè quando…

==>> …gli israeliti conquistarono la terra promessa? Questa non era la vita di prosperità, pace e vittoria che Dio aveva chiaramente pensato per il Suo popolo.

Questo scenario si era delineato nel tempo. I filistei non erano apparsi all’improvviso: essi avevano assalito e intimidito gli israeliti per anni. Israele era stato sconfitto molto prima di Soco: in effetti non so perché si fossero presi la briga di andarci.

Perché Davide non fuggì via colto dalla paura? Egli fu coraggioso perché aveva una prospettiva diversa. Davide non vide una situazione senza speranza: sapeva che era il gigante a non avere speranza di fronte al Suo Dio. Inoltre, Davide conosceva Dio personalmente, e ciò gli dava quella fiducia che mancava ai suoi conterranei.

A questo punto devo soffermarmi su una questione critica. Non puoi affrontare ogni problema presente nella società; non puoi lottare contro ogni errore o ingiustizia a cui assisti o di cui senti parlare. Alcuni ci provano, cercando di essere la ‘coscienza’ della propria cultura, ma inevitabilmente falliscono.  Dobbiamo discernere quando parlare e quando restare in silenzio. Davide giunse a pregare così: “Signore, poni una guardia davanti alla mia bocca,
sorveglia l’uscio delle mie labbra!” (Salmo 141:3).

Siamo inclini a parlare troppo poco delle cose realmente importanti e lo mascheriamo parlando troppo delle cose futili. Quando udiamo dei messaggi che sappiamo essere sbagliati ci spaventiamo, ma spesso non riusciamo a discernere quando passare all’azione o quando lasciare che Dio combatta quella battaglia nel giorno da Lui previsto. Non tutte le battaglie sono ‘la tua battaglia’. Davide scelse la giusta battaglia da combattere.

Erano molte le ragioni per cui Davide era certo che quella fosse la sua battaglia. Innanzitutto, lo sapeva nel suo spirito.

Riconosci lo Spirito Santo alla guida nella tua vita? Per fare ciò, devi arrivare a conoscere Dio, la Sua Parola, e iniziare a obbedirgli nelle piccole cose. Allora, quando si presenterà una grande opportunità, riconoscerai il tuo momento. Saprai che quello è il tuo gigante e che Dio sta chiamando te per batterlo.

Non sarà facile rispondere, probabilmente ti sentirai impreparato. Davide non aveva alcuna esperienza militare e di certo non conosceva l’esito di quella battaglia. Stava giocando d’azzardo ma, spronato dallo Spirito Santo, passò audacemente all’azione. Fu un atto di totale fiducia nel suo grande Dio.

Uno dei primi giganti che dovetti affrontare fu il pagamento dei due anni di scuola missionaria a Glasgow. Non c’era una retta scolastica, ma dovevo pagare 90 sterline ogni anno per vitto e alloggio. Era una grande sfida per me, nel 1953. Tutti i soldi che avevo guadagnato lavorando in una fabbrica di cioccolato mi bastarono a pagare solo il primo trimestre. Era tutto, perché non potevo aspettarmi niente dalla mia famiglia, né avevo mezzi per guadagnare altri soldi. Dissi a Dio che non intendevo fare dei debiti, quindi se Lui non avesse provveduto, entro il limite della scadenza o prima, ciò di cui avevo bisogno per ogni pagamento, avrei abbandonato la scuola missionaria e sarei tornato a lavorare in fabbrica.

Posso testimoniare che Dio non mi ha mai deluso, sebbene io non abbia mai parlato delle mie necessità con nessuno. I doni arrivarono da persone diverse, le quali non si conoscevano tra loro, e non arrivarono mai due volte dalla stessa persona, eccezion fatta per lo Zio Hoppy. I soldi arrivavano sempre in tempo perché io potessi pagare entro le scadenze e coprivano esattamente il necessario, mai di più.1 Sì, Dio prende piacere nell’uccidere i giganti per noi. Quell’esperienza mi ha permesso di realizzare che il mio Dio era abbastanza grande da potersi occupare di qualunque sfida avesse messo lungo il mio percorso.

Per la riflessione: Quanto è grande il tuo Dio? Perché puoi avere fiducia in Lui nell’affrontare i giganti della tua vita?


1 Puoi leggere l’intera storia al capitolo 6 de Il Contrabbandiere di Dio