Uno zaino pieno di pani

Di Cristian Nani

Una visione a lungo termine

Vuoi sentirti realizzato in maniera profonda? Riempi uno zaino di pani, recati in un villaggio sperduto dell’Africa in piena carestia e distribuisci quei pani alla gente che muore di fame”. Anni fa sentii questa frase disturbante e la prendo a spunto per una riflessione. Porte Aperte oggi non ha questa visione, poiché crediamo che si sia entrati in una fase più matura della nostra azione missionaria. La fase dello zaino pieno di pani (o di Bibbie se volete) è molto focalizzata sul qui e adesso, sull’emergenza, oltre che…

==>> …sulla persona che porta questi pani o Bibbie (come Fratello Andrea per esempio). È una fase pionieristica essenziale, vitale, ma che deve condurre a una fase successiva. Cambiano i tempi, i metodi, le circostanze, le aree di servizio, ma non cambia lo scopo, la chiamata.

Una chiamata

La nostra chiamata non è mai stata “siate contrabbandieri di Bibbie”, anche se per anni siamo stati riconosciuti come la missione dei contrabbandieri di Dio, per via dell’opera iniziale resa famosa dal libro di Fratello Andrea. La nostra chiamata è sempre stata “Rafforza il resto che sta per morire” (Apocalisse 3:2) e ciò ha sempre significato anche oggi andare nelle zone del mondo più ostili alla Chiesa (magari dove altri non vanno, dove i cristiani sono più isolati, abbandonati e, appunto, stanno per morire) per rafforzarli. Non solo dunque mettere un cerotto a una ferita o dare un pezzo di pane oggi, quanto piuttosto chiedere a loro di cosa hanno bisogno pensando a quale impatto a lungo termine (tra 5/10 anni) avrà ciò che stiamo per iniziare insieme a questi fratelli e sorelle perseguitati.

Rafforzare per noi non significa solo permettere che la Chiesa sopravviva alla persecuzione, ma permettere che sopravviva e fiorisca nella persecuzione! Ecco allora che la sfida per noi rimane sempre il cercare un impatto a breve (la vedova e l’orfano hanno bisogno di aiuto immediato), ma anche a medio e lungo termine (rendere autosufficiente questa vedova che altrimenti dipenderà da un’assistenza che prima o poi finirà; pensare alla scuola, alla formazione biblica dell’orfano, alle cure mediche, al suo futuro, ecc.). Puntare a cambiare la vita del perseguitato non solo per lui o lei, ma affinché questo cambiamento abbia un impatto su tutta la comunità, la chiesa. E affinché la chiesa possa essere luce, ossia essere rimessa in condizione di estendere la gloria di Dio.

Un esempio

Molti anni fa iniziammo i corsi di alfabetizzazione attraverso la Bibbia nella zona del Golfo. Immaginate di vivere in un contesto in cui siete cittadini di serie B, emarginati da istruzione e sanità. Sarete di generazione in generazione sempre più poveri. Non saprete né leggere né scrivere. Avere una Bibbia non vi sarà molto utile se non la sapete leggere. Inoltre, in un contesto fortemente islamico, sarete esposti a una informazione (TV, radio, giornali) e a una opinione pubblica che ritiene la Bibbia un libro contraffatto. Finirete per credere che certe storie su Gesù della cultura islamica del posto, siano storie vere, ma non è così. Ecco perché iniziammo quei corsi di alfabetizzazione: per mettere la Bibbia al centro della fede di tutti quei cristiani. Cominciato da un piccolo gruppo di persone, con un’ottica a lungo termine, è poi cresciuto, specializzandosi in fasce d’età ed è oggi uno dei corsi di alfabetizzazione più grandi della regione: oltre 200.000 persone hanno imparato a leggere e scrivere attraverso di esso. Da qui la necessità di formare insegnanti che potessero portare avanti questi corsi. Oltre 400 insegnanti sono stati preparati finora. Ma per rafforzare la chiesa ci voleva di più: ecco allora altri progetti attraverso i quali sviluppare abilità professionali (per es. insegnare a donne mestieri specifici mentre imparano a leggere e scrivere attraverso la Bibbia), o per imparare nozioni di nutrizione, igiene e cura, o per curare i traumi a cui spesso le cristiane vanno incontro. Una volta che le chiese delle zone, nonostante le oppressioni, hanno ripreso vita, abbiamo affrontato la necessità di formare nuovi leader, creando corsi e scuole bibliche per dare una formazione teologica più profonda. E una chiesa che torna in salute, diffonde il Vangelo: ecco è a questo che mira Porte Aperte, rafforzare la chiesa affinché possa estendere la gloria di Dio nei luoghi più ostili al Vangelo. Per farlo, i cristiani avrebbero dovuto raggiungere i loro persecutori.

Quando decenni fa Fratello Andrea e Butros (la cui storia conoscete dal libro “Credenti Nascosti”) iniziarono a parlare con questi neo pastori nati da questi progetti della necessità di evangelizzare i musulmani, loro risposero che era una follia e che significava cercare la morte. Al primo incontro di preparazione per affrontare questa sfida, si presentarono 3 pastori. Oggi abbiamo oltre 1000 pastori nella nostra rete che lavorano in questa regione che vi ricordo essere tra le più ostili al Vangelo del pianeta, e tra loro ci sono anche ex-musulmani. Perciò è stato necessario creare corsi di discepolato e formazione biblica specifici per ex-musulmani, una sfida enorme per loro e per noi. Per giungere a questo è stata necessaria una visione a lungo termine, fatemi dire anche una fede a lungo termine, capace di guardare oltre lo zaino pieno di pani, per affidarsi a Dio ricolmi di aspettative per le grandi cose che Lui aveva in mente di fare. È stato ed è necessario anche spogliare se stessi di importanza per diventare un piccolo ingranaggio di un progetto che è più grande di noi e di cui forse non vedremo risultati: un approccio fortemente biblico.